la città che cambia

Nell’era della globalizzazione economica le città e i sistemi territoriali in genere sono entrati in competizione tra loro per innescare dinamiche di sviluppo che li favoriscano. I sistemi locali come insieme di attori di un territorio o per lo meno coloro che hanno compreso questo hanno iniziato a lavorare per dotare i propri territori di riferimento di quegli strumenti in grado di valorizzarli e promuoverli tenendo conto della diversità delle vocazioni che i vari territori hanno.

Questo ha innescato processi di rinnovamento di città intere ma il rinnovo non è solo materiale ma ha anche una dimensione immateriale. L’UNIONE europea si può definire a pieno titolo un sub continente urbano: quattro quinti della sua popolazione vive nelle città ed è quindi nelle città che vanno trovati i motori del cambiamento e di un futuro di sviluppo dell’Europa che abbia nella conoscenza il suo asse principale. La città, come contenitore di reti di relazioni e come dimensione idonea di governo, può infatti essere il luogo par excellence in cui si possono strutturare ed alimentare i processi di creazione, trasmissione e consumo della conoscenza.

In questo contesto, come si posizionano le città italiane? Da un lato i loro punti forti tradizionali, come la bellezza dei centri storici, l’elevata qualità della vita, la piacevolezza del clima e le loro ricchezze enogastronomiche ne potrebbero fare degli attori di primo piano nella corsa globale al brain gain. Ma dall’altro esse scontano i problemi del Paese: la scarsa cultura del rischio imprenditoriale (sostituita dalla più comoda e anacronistica ricerca del posto fisso, anche in ambito universitario), la chiusura verso la diversità, una gerontocrazia paralizzante, scarsi investimenti in ricerca e innovazione e il problema endemico dell’emigrazione intellettuale (la cosiddetta «fuga dei cervelli»). Che cosa prevarrà?

E la nostra città? e Padova sta cambiando? come?

Entra nella sezione “La città che cambia”

Lascia un commento