“E io non so più se sono in un Piccolo mondo antico che muore o in una Los Angeles che nasce, popolata da una razza di antichi umani tavernicoli, da bestie domestiche, da computer e nuove specie aliene immigrate. Bestiario di creature dove gli animali gli umani e gli alieni non si parlano tra loro; lo sguardo degli animali e degli alieni pesa, ci fa: ma siu sicuri? Sio sicuri, seo sicuri? Si sicuri? Are you sure?”
(Da Marco Paolini, Bestiario Veneto-Parole Mate)
Come ormai evidente le città e le aree urbane sono in continua trasformazione in tutto il mondo per via dei processi di globalizzazione in atto, per la crescita demografica nei paesi in via di sviluppo che ha determinato per la prima volta nella storia dell’umanità il sorpasso della popolazione urbana su quella rurale.
Per il “gran finale” del master che sto frequentando (Master in Governance delle Risorse Turistiche Territoriali, ndr) probabilmente mi impegnerò in una ricerca legata allo sviluppo del turismo urbano a Padova a partire dalla percezione della mia città all’esterno, sostanzialmente all’immagine e al ruolo che “gli altri” attribuiscono a Padova.
Da qui la citazione del Bestiario Veneto di Marco Paolini, autore che apprezzo molto, e lavoro, il “Bestiario Veneto”, che ha il merito, secondo me, di dare una chiave di lettura alla trasformazione della società veneta e quindi del suo territorio che si è sviluppato in modo caotico e conferendo spesso agli spazi, pensiamo ai campi di soia intervellati dai capannoni, il carattere dell’anonimità mettendo in atto processi di de-territorializzazione.
E arrivo al dunque. Da cosa nasce l’esigenza di conoscere la percezione di un luogo all’esterno del luogo stesso? E’ davvero una priorità? A me sembra, come dice Paolini, che siamo molto preoccupati dell’opinione e dallo stile di comportamento di chi viene da fuori, siano essi stranieri o anche turisti, perchè molto probabilmente siamo insicuri di noi stessi, della nostra identità, della nostra cultura che in nome di un bruciante sviluppo economico forse abbiamo lasciato in secondo piano anzichè utilizzarla come faro per uno sviluppo migliore. “Ma sio sicuri? Seo sicuri? Are you sure?”, come chi non è abituato ad indossare un abito di un certo stile e teme di far brutta figura in un’occasione importante.
Insomma, se l’immagine di una città, la percezione che gli altri hanno di noi, è il riflesso della città stessa non ci si dovrebbe troppo preoccupare di essa qualora la città “comunicasse” all’esterno la propria identità, i propri valori, la propria cultura. Il problema sta quì, secondo me. Padova è cresciuta e sta crescendo ma sta perdendo se non ha già perso la “patavinitas” intesa come identità sociale storica e forse fatica a costruire un immagine, un’identità moderna, omogonea e condivisa da proiettare all’esterno e nel futuro. Poi certo, in un mondo globalizzato in cui il marketing è uno strumento a disposizione anche dei territori e delle città e non solo una disciplina aziendale per la vendita di prodotti, l’immagine va curata e la cultura locale comunicata ma prima questa deve essere riscoperta e recuperata alla dignità che le spetta.
Questa mia opinione trova, in un certo senso, conferma nel documento del Piano Strategico del Turismo della Provincia. In questo documento si sostiene che non si è in grado di accogliere positivamente l’esterno e il nuovo (quindi anche il turista) perché non si è certi della propria identità. In altri termini non c’è un giudizio condiviso sul valore che chi viene dall’esterno porta non tanto all’economia quanto all’identità della città.
PS NB: Quanto scritto sopra è solo l’opinione di un blogger/cittadino che esercita il proprio diritto democratico di dire un po’ quello che gli pare…





