Anche l’anno prossimo sarà ancora serie C. Sono ormai dieci anni di serie C. Nonostante lo splendido girone di ritorno della squadra di mister Mandorlini e del Dg Meluso la rincorsa è terminata sul più bello, compromessa dal disastroso girono d’andata più che dalle ultime giornate. La speranza dei tifosi è quella di aver finalmente inboccato la strada giusta e che dagli errori commessi in passato la società abbia imparato ad affidarsi a persone preparate e fare scelte in tempi rapidi e orientate da una programmazione.
Cmq sia tant’è. A mio avviso il calcio in una città è più di un passatempo domenicale. E’ uno sport popolare e in quanto popolare seguito da molte persone le quali si identificano con la squadra della propria città. Esiste un legame tra città e squadra perchè spesso la squadra di calcio unisce passioni e ricordi condivisi da molte persone di generazioni diverse. Chi è nato a Padova e a vissuto la città probabilemente avrà un ricordo legato al Calcio Padova, società nata nele 1910 e che quindi a breve festeggerà il suo centenario.
I più anziani magari ricorderanno le gesta del mitico Padova di Nereo Rocco, squadra in grado di far paura alle più grandi. Si ricorderanno di sfide epiche e di vittorie contro gli squadroni come Juve, Milan e Inter e quelle stagioni sul finire degli anni ‘50 che culminarono con il terzo posto in classifica, miglior piazzamento di sempre dei biancoscudati e ricorderanno della “mitica” (scusate l’abuso di questo aggettivo) Fossa dei Leoni, lo stadio Appiani con le tribune a ridosso del campo e i tifosi a “ruggire” nell’incitare la propria squadra. Di giocatori di livello prestati alla nazionale, Brighenti e Mariani su tutti, autori dei due gol che permisero all’Italia di pareggiare per la prima volta a Wembley contro l’Inghilterra che furono portati in trionfo dai padovani al loro ritorno in città.
I miei coetanei si ricorderanno piuttosto il Padova di Puggina e Giordani che riuscirono a riportare la serie A a Padova dopo 32 anni. Ricorderanno della fatica che ci volle per raggiungerla e di due campioanti di B persi malamente alla fine ma soprattutto dell’entusiasmo della gente nel partecipare alle partite in casa e trasferta e dell’attaccamento alla propria squadra fino al tripudio di festeggiamenti dopo lo spareggio vittorioso di Cremona contro il Cesena. In quegli anni, i primi anni ‘90 passarono per Padova giocatori che raggiunsero una certa fama a livello nazionale, Galderisi, Pippo Maniero su tutti ma anche internazionale come Angelo Di Livio, Totò Benarrivo, Demetrio Albertini e un certo Alessandro Del Piero.
D’altra parte in quasi 100 anni di storia il Calcio Padova ha militato poche stagioni in serie A…ha fatto molta serie B e ancor di più serie C ma ciononostante l’affetto e l’attaccamento dei suoi tifosi è stato sempre impareggiabili. Certo negli ultimi anni la partecipazione e l’attaccamento appaiono calati ma questo rientra nei mutamenti sociali in corso e nell’allargamento dell’offerta di tempo libero più che per perdita di interesse.
D’altra parte il Calcio Padova per i Padovani costituisce un legame, un collante tra generazioni…personalemente da piccolo andavo allo stadio con mio padre e lui ci era andato con mio nonno…a volte mi ci porta lo zio di un mio amico e cmq ogni quartiere aveva il suo club nel suo bar sport o quasi…Insomma il tifo per il padova rappresenta una passione collettiva che per certi aspetti ha rafforzato e può rafforzare una comunità. Esagero? Non so ma non credo…
Oggigiorno la passione appare calata; indubbiamente i risultati negativi non attraggono molte persone, la possibilità di vedere partite di livello a casa davanti alla tv ha il suo peso ma il suo peso ce l’ha anche lo stadio Euganeo. Uno stadio che a mio avviso non incentiva le persone a scegliere il calcio come spettacolo o come momento di divertimento se non come luogo di condivisione di passioni viscerali come può essere per il tifoso più accanito. Uno stadio brutto più che architettonicamente parlando per il fatto che sembra costruito senza il rispetto dell’utente dello spettacolo stesso che ivi dovrebbe andare in scena. Tribune lontane e mancanza di servizi. Del resto quando fu costruito e anche oggi nella maggior parte degli stadi italiani eravamo molto lontani dall’idea e dalla necessità di seguire l’esempio inglese, anche alla luce degli eventi e dalla necessità di debellare la violenza.
Lo stadio Appiani fu costruito seguendo il modello degli stadi inglesi dove il calcio fu inventato e si vede. Lì era un piacere andare; tribune che morivano sul campo e coperture in legno quasi a dare intimità al luogo..gli stadi come case del football dove si radunavano gli appassionati. E in Inghilterra gli stadi ora sono ben più che case; sono spazi confortevoli. Tutti i posti sono a sedere, ogni tribuna ha più bar e caffetterie, ci sono ristoranti, store per il merchandeising del club, museo della società che si organizza seguendo dei pricipi di marketing. Ciò permette loro, attraverso un utilizzo quotidiano della struttura (si affittano anche sale convegni e si fanno riunioni per i tifosi) di ammortizzare i costi della struttura stessa che è di proprietà del club. Molti di questi stanno differenziando la loro offerta considerando i propri tifosi quasi dei clienti da fidelizzare. Gli si offre loro servizi di prenotazione e di agenzia turistica per le trasferte all’estero e per le vacanze e altri servizi organizzati grazie a varie partnership di imprese del territorio. Questa apparente mercificazione del tifo più genuino nulla toglie a lo stesso ma anzi lo alimenta, aumenta e migliore le condizioni perchè esso si possa esprimere. In Inghilterra vi si recano famiglie con prole al seguito e parlo di tifosi veramente appassionati non di hooligans.
Insomma il futuro è questo e mi auguro che anche da noi ci voglia meno tempo possibile per capirlo e per agire di conseguenza perchè spero che lo stadio Euganeo venga abbattuto. Del resto uno spazio così vasto , uan cattedrale del deserto in mezzo ai campi non ha più senso di esistere visto che a detta dello stesso assessore Sinigaglia il progetto “Cittadella dello Sport” è definitivamente tramontato con il superamento del concetto urbanistico di zooning. Insomma le strutture legate allo sport non devono necessariemente occupare tutte una zona prestabilita e per il Calcio padova sarebbe secondo me sufficiente uno stadio più piccolo da 25000 posti a sedere massimo, ovviamente senza pista d’atletica. Dove? Anche inserito nel contesto urbano; l’importante secondo me sarebbe studiare un’accesso pensato ed organizzato a misura di trasporto pubblico tipo metropolitana di superficie e sistema di mobilità in generale più che puntare solo su un accesso con mezzi privati. Basta vedere come molti stadi inglesi e non solo, anche quelli più grandi e capienti sorgano in zone residenziali, guardatevi gli stadi di Londra o Manchester dall’alto usando Google Earth. Cmq non vorrei correre troppo…sarebbe già importante che una visione del genere venisse considerata e che magari una sua concretizzazione pensata anche nel medio-lungo periodo. In ogni caso seconod me è LA strada da percorrere…l’attuale spazio dove sorge l’Euganeo potrebbe essere dedicato all’ampliamento dell’ospedale universitario e magari di strutture di ricerca in grado di interfacciarsi con lo stesso se non con laboratori di ricerca e sviluppo legati alle nanotecnologie, un settore in cui sò la nostra città punta molto.
Per concludere Forza Padova!! sempre e cmq a prescindere dalla categoria in cui si gioca e sempre in alto le bandiere biancoscudate!!!





